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DA RAPPRESENTARSI
NEL TEATRO DEL NOBILE CONDOMINIO
Il Carnevale 1845-46.
PAVIA
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TIPOGRAFIA FUSI E COJIP
I versi virgolati si ommettono.
MUSIC LIBRARY
UNC-CHAPEL HILL
PERSONAGGI
ta trizio lingradiÈ®, ricco fittajuolo
Signor Giuseppe Grotti.
S.rscfa, moglie di Fabrizio
Signora Eugenia Tebaldi .
Ginnnetto , figlio di Fabrizio
Signor Giuseppe Spagliardi.
IVi is et tu. serva in casa di Fabrizio
Signora Camilla Sordelli.
Vernando Villabella, padre di Ninetta, militare
Signor Stefano Du Breul.
Gottardo, Podestà del Villaggio
Signor Lorenzo Manari.
Pippo, giovine contadinello al servigio di Fabrizio
Signora Rachele Lucchini.
Isacco, merciajuolo
Signor Francesco Gallarmi.
Antonio, carceriere — Signor N. N.
Giorgio, servo del Podestà • — Signor N. N.
Il Pretore del villaggio
Signor Gaetano Borione.
Gregorio, cancelliere — Signor N. , N.
CORI
Un Usciere — Soldati e Guardie — Contadini
Famigli di Fabrizio — Una Gazza.
La Scena si finge in un grosso villaggio
non molto distante da. Parigi.
Musica del Maestro Sig. Cav. Gioachimo Rossini.
9
\
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University of North Carolina at Chapel Hill
https://archive.org/details/lagazzaladramelo00gher_0
D
SCENA PRIMA
Cortile della casa di Messer Fabrizio. Sul dinanzi
domina un portico rustico con pergolato:, ad un pi¬
lastro è appesa una gabbia aperta, dentro della quale
si Tede una gazza. Nel fondo e Terso il mezzo è col¬
locata una porta con cancello , per cui si entra nel
cortile. Al di là, la scena rappresenta alcune colliuette.
Diversi abitatori del villaggio ; alcuni famigli recanti le cose
necessarie per apparecchiare una mensa; subito Pippo,
indi Lucia con un canestro di biancherie; finalmente
Laterizio ed altri servi con bottiglie di vino.
Coro Oh che giorno fortunato!
Oh che gioja si godrà !
Pip. Dopo tanti e tanti mesi
Spesi in guerra e fra gli stenti,
Oggi alfine a’ suoi parenti
Il padron ritornerà.
Parte del Coro e Pippo
Vieni, vieni, o padroncino 5
Tutti
Vieni a noi, Giannetto amato.
Oh che giorno fortunato!
O che gioja si godrà !
La gazz. Pippo? Pippo?
Pip. Chi ha chiamato?
Cono Non so niente. — Ah ah ahà! ( essendosi
accorti della gazza , e deridendo Pippo )
La. GAZZ. PippO ?
(> ATTO
Pip. Ancora?
Cono Ve’ chi è stato. ( additando la
Pip. Brutta gazza maledetta, gazza )
Che ti colga la saetta 1
La gazz. Pippo ? Pippo?
Pip. Taci la.
Cono Pippo? Pippo? Ah ah alia! ( derid . Pippo)
Lue. Marmotte, che fate?
Cosi m’ obbedite ?
Movetevi, andate,
La mensa allestite
Là sotto alla pergola
Che invita a mangiar. —
Che flemma ! sbrigatevi :
Pigliate, stendete.
Mio figlio, il sapete,
Dee tosto arrivar.
Pip. e Coro t Che giorno beato
I Dobbiamo passar !
Lue. j Alfine cessato
( Avrò di tremar. —
Ehi, Ninetta?... — Quando io chiamo,
Tutti perdono 1’ udito. —
* E colui di mio marito
Dove adesso se ne sta ?
Fab. ( Tuo marito , qua.
Pip.eCono ( Ser Fabrizio e là.
Fab. Egli viene, o mia Lucia}
Come Bacco, trionfante ;
Egli reca F allegrìa ,
Che mantiene — nelle vene
II vigor, la sanità.
Tutti Viva Bacco e la cantina.
Medicina — • d ’ ogni età.
Lue. Ah col suo congedo alfine ( a Fab. )
Oggi arriva il tìglio amato !
Fab. Certamente, ed ammogliato
Lo vorrei, ben mio, veder.
Lue. A me tocca il dargli moglie }
PRIMO 7
Questo affare a me si aspetta.
Egli dee sposar...
La gazz. Ninetta.
Fab. Ah! la gazza ha indovinato.
Lue. ' Insensato !
Fab. Si vedrà. —
Brava, brava! — *) Ahi, ahi! *) (si avvicina
alia gazza* e V accarezza , e ne resta beccato )
Lue. Ch5 è stato?
Fab. M ha beccato.
Lue. E ben ti sta.
Fab. Ma la gazza ha indovinato.
Lue. Insensato !
Fab. Si vedrà.
Tur ti ì Se la gazza ha indovinato,
gli altri j Ogni core esulterà
Tutti Là seduto Carnato Giannetto. (
Fab. con parte del Cono
A suo padre , alla sposa vicino
addittando
la m ensa )
Pi prò col resto del Cobo
vicino
A sua madre , alla sposa
Lue. Alla cara sua madre
Tutti Noi V udremo narrar con diletto
Le battaglie, le stragi, il bottino;
Or d’orgoglio brillar lo vedremo,
Or di bella pietà sospirar.
E fra i brindisi intanto faremo
1 bicchieri ricolmi sonar. ( partono gli
abitatori del villaggio)
Fab. Oh cospetto! undici ore già passate. ( guar¬
ii Giannetto ne scrive dando Volinolo)
Che sarà qui sul mezzogiorno.
Lue. Oh diavolo,
Già cosi tardi! — E la Ninetta ancora
Non veggo. Ov’ è costei? — Pippo, rispondi
Pii*. Per la collina, io credo,
A cogliere le fragole.
8 ATTO
Lue. Ah Fabrizio ,
Da qualche tempo son molto scontenta
Di questa tua Ninetta. — «Pippo, Ignazio,
«Antonio , andate tutti
A preparare il resto — *) Ah se la colgo
*) ( Pippo e gli altri famigli si ritirano)
«Quella smorfietta 1. .
Fab. Eh via, cessa una volta !
Tu sempre la rimbrotti, e sempre a torto.
Lue. A meraviglia ! E quando
Ridendo e civettando ella mi perde
Le forchette d’ argento, dimmi , allora
Se mi viene la bile, ho torto ancora ?
Fab. Gran cosa ! Finalmente
È una forchetta sola
Che si smarrì per caso } e chi sa torse
Che un dì non si ritrovi ! — - «Orsù, Lucia,
«Bada a trattare con maggior dolcezza
«Quella fanciulla.
Lue. «Ah, ahà! (in aria di sprezza)
Fab. «Rispetta in lei
«Le sue sventure} sai
«Clr ella è pur figlia di quel bravo e onesto
«Fernando Villabella
«Che fra le schiere incanutisce} e s’ ella,
«Orfana della madre, e senza doni
«Della fortuna , colle sue fatiche
«Qui si procaccia una meschina vita ,
«Non debb’ esser perciò da noi schernita.
Lue. E chi dice il contrario? — Ma finiamola.
Il tempo vola} io corro
Un momento in cucina-, e poi, se credi,
Andremo insieme ad incontrar Giannetto, (via)
Fab. Dici ben} vo nell’orto, e là ti aspetto, (via)
9
PRIMO
SCENA IL
Ninetta con un panierino di fragole, che scende dalla
collina ed entra nel cortile; poscia Fabrizio; e final¬
mente la JLncia col canestro delle posate.
Nix. Di piacer mi balza il cor :
Ali bramar di più non so :
E l’amante e il genitor
Finalmente io rivedrò.
L’ uno al sen mi stringerà ;
L’altro... l’altro... ah che farà?
Dio d’amor, confido in te*,
Deh tu premia la mia fè !
Tutto sorridere
Mi veggo intorno ;
Più lieto giorno
Brillar non può.
Ah già dimentico
I miei tormenti ;
Quanti contenti
Alfin godrò! ( va a deporre il suo pa¬
nierino sulla mensa )
Fab. Oh come il mio Giannetto ( uscendo dall orto
con alcune pere che va a deporre sulla mensa )
Gradirà queste pere !
Nix. Addio; buon giorno!
Fab. Alfin sei giunta, amabile Ninetta.
Hai raccolte le fragole ?
Nix. Un intiero
Panierin n’ ho ricolmo. — Eccole.
F'ab. « Oh belle,
« E fresche al par di te! — Senti, mia cara;
«Quest’ oggi vo’ che tutto
«Spiri d’ intorno a noi gioja, letizia ,
«E amore.
Nix. «Oh sì, lo spero. Vostro figlio...
Fab. «Ah, ahà! Mio figlio, il so, ti piace... Basta...
Nix. «Come! che dite?
Fab. «Già da un pezzo io leggo
IO
Nin.
Fab.
No.
Fab.
Ni
Lue.
No.
Lue.
Nin.
Lue.
Fab.
clono
ATTO
sTn quegli occhi, in quel core.
w( Oh Dio ! )
>?Sta lieta \
»Non t’ arrossire. Al padre suo Giannetto
«Non v’ è cosa che asconda: ei t' ama*, ed io
^Questo amor non condanno.
?jOh me felice !
?? Taci , che vien Lucia.
5?Caro Fabrizio! (gli bacia
la mano ; ed egli le fa una carezza )
Ma brava! — E tu. quando farai giudizio? —
Prendi queste posate, e bada bene ( alla Nino)
Che non si perda nulla.
Ah no ! vorrei
In pria morir, che ancora
Mancar dovesse...
Solite proteste.
Ma intanto la forchetta se n’ è ita.
Io non ci ho colpa !
Ma però ..
Che vita !
Andiamo. ( Lucia e Fabrizio escono , e pren-
1a via della collina. Nin. rientra nelV ahi taz. )
SCENA III.
l»ac€0. prima di dentro e poscia affacciandosi al can¬
cello, colla sua cassa di merci ; e subito Pippo.
Isac. Stringhe e ferri da calzette,
Temperini e forbicette.
Aghi, pettini, coltelli,
Esca , pietre e solfanelli.
Avanti, avanti
Chi vuol comprar.
E chi vuol vendere
O barattar.
Pir. Oh. senti il vecchio Isacco.
Andate, galantuomo } risparmiate.
PRIMO i i
Una voce si bella :
Quest’ oggi abbiamo vuota la scarsella,
Io compro , se volete }
Baratto, se vi piace :
Guardate che bei capi ,
Che belle mercanzie
Tutte di moda e più che mai perfette.
Andate, vi ripeto
Salutatemi
La signora Ninetta : se per sorte
Ella bisogno avesse
De’ fatti miei, ditele ch’io mi trovo
Fino a dimani ne\Y Albergo nuovo. (parte)
SCENA IV.
Pippo e Ninetta.
(s'ode dietro alia collina una sinfonia campestre)
Nin. Ma qual suono !
Coro di Contadini (da lontano) Viva, Viva!
Nin. Ma quai grida !
Coro (come sopra) Ben tornato!
Pip. E Giannetto! (saltando per gioj a.
Nin. Oggetto amato,
Deh mi vieni a consolar!
Oh momento fortunato !
Oh che dolce palpitar!
Pip. Fuori, fuori! È ritornato:
Deh venitelo a mirar! (correndo sulla so¬
glia dell abitazione^ e chiamando famigli.
SCENA Y.
Ninetta, Pippo, Giannetto, Fabrizio , Lneia ,
e Contadini che si veggono discendere dalla collina,
ed i famigli di Fabrizio che escono nel cortile.
Coro Bravo, bravo! Ben tornato !
Qui dovete ognor restar.
Isac.
Pir.
Isac.
12
Già.
(alla Ni ri.)
Coro
ATTO
Vieni fra queste braccia . . .
Mi balza il cor nel sen !
D’ un vero amor , mio ben ,
Questo è il linguaggio.
Anche al nemico in faccia
IVI’ eri presente ognor :
Tu m’ inspiravi allor
Forza e coraggio.
Ma quel piacer che adesso ,
O mia Ninetta , io provo .
E così dolce e nuovo
Che non si può spiegar.
Pip.Fab.IMì sembrano due tortore:
e Cono I Mi fanno giubilar. {tutti fanno festa a
Gian . — Ad un cenno di Lucia , Pip. e
gli altri famigli rientrano in casa.
Questo è giorno d’ allegrìa ,
Di piacere , di pazzia ;
Questo è giorno da goder.
Su, beviamo:, discacciamo
Ogni torbido pensier.
1 Alla mensa; andiamo, andiamo:
Che delizia ! che piacer !
( Lue . , Nin. , Fak ., Gian, ed alcuni contadini più
distinti si assidono a tavola. — Alcuni famigli
arrecano le vivande , ed altri portano fuori del¬
le sottocoppe coperte di bicchieri , e mescono
ai contadini. — Pip. esce con un nappo
in mano , si mette in mezzo alla festosa tur ¬
ba , e fa il seguente brindisi.
Tocchiamo , beviamo
A gara , a vicenda :
Il petto s’ accenda
Di dolce fui or.
Tocchiamo; e discenda
La gioja nel cor.
Se il nappo zampilla ,
Se spuma , se brilla ,
E ricchi e pitocchi
Esultano allor.
T OTTI
GLI ALTRI
Pip.
Tutti
Pip.
Tctti
Lue.
Pip.
Lue.
PRIMO i3
Beviamo; e trabocchi (vola
Di gioja ogni cor. (tutti si levano data-
Pippo ?...
Pip.
Già.
Nin.
Lue.
Ni??.
Fer.
Nin.
Fer.
Nin.
Fer.
Nin.
Fer.
Win.
Fer.
Signora . . .
Là in cucina
Raccogli la mia gente,
E mangiate e bevete allegramente.
Oh vi faremo onere! (rientra in casa)
A rivederci, (alla N in.)
Mia cara !
Sì; ma ritornate presto.
Povera bestiolina , ( alla gazza)
Vien qua; bacia la mano: addio, carina. (Fa¬
brizio, Lucia e Giannetto escono — Intan¬
to eh ’ essi dilungami al basso , Fernando com¬
parisce sulla collina , e ne discende guardan¬
dosi sempre d'intorno in aria di sospetto.
SCENA VI.
Ninetta^ e subito Fernando.
Idolo mio! ... — Contiamo
Queste posate. — Oh come ,
Come sento ch’io l’amo!
No, non m'inganno, (riconoscendo la casa di
Il conto è giusto (Fab.
Oh Dio!
Quella certo è mia figlia!... Ahi di qual colpo
A ferire ti vengo!
Oh cielo! un uomo;
Par ch’egli pianga ■ — *) Dite, in che poss’ io?,..
*) (se gli accosta timidamente)
Adorala mia figlia! (scoprendosi, e con dolore)
Oh padre mio! (con traspor¬
to , e gettandosi fra le braccia di suo padre)
Zitto ! non mi scoprir.
Come! che dite?
Ascolta ? e trema. — Jeri ,
Sul tramontar del sole,
14 ATTO
Giunse a Parigi la mia squadra. Io tosto
Dal capitano imploro
Di vederti il favor. Bieco e crudele
Ei me lo niega. Con ardir, con fuoco,
A’ delti suoi rispondo Sciagurato !
Ei grida ; e colla spada
Già già m’ è sopra. Agli occhi
Mi fa un velo il furor ; la sciabola impugno,
M’ avvento , e i nostri ferri
Già suonano percossi ;
Quand’ ecco a noi sen viene
Pronto un soldato, e il braccio mio trattiene.
Nin. E allora*, padre mio?
Feb. Barbara sorte!
Fui disarmato , e condannato a morte.
Nin. Misera me !
Fer. Gli amici
Procurar la mia fuga. Il prode Ernesto
Di questi cenci mi coperse, e scorta
Mi fu sino al primiero
Villaggio , dove entrambi
Piangendo ci lasciammo. Amico mio,
Ei disse ; e dir non mi poteva : Addio!
Ai>’. Come frenare il pianto !
Io perdo il mio coraggio !...
E pur di speme un raggio
Ancor vegg’ io brillar.
Fer. Ah no, non v’ è più speme;
E certo il mio periglio:
Solo un eterno esiglio ,
Oh Dio! mi può salvar.
< Per questo amplesso, 0 I* 1 •
6 ‘ 1 ’ .faglia,-..
a ‘2 1 ( Ah regger non poss’ io !
! Chi vide mai del mio
( Più barbaro dolor ! )
Fer. Deh! m’ascolta
Pò*. Sì, parlate.
Fer. Fra horror di tante pene,
Ni?f.
Fer.
Niv.
Fer.
I No.
Ffr.
Si».
Fer.
No.
a
PRIMO 1 5
Se sapessi ... ( vi vede in questo momento
arrivare dalla collina il Podestà .
Oh Dio , chi viene !
Chi mai dunque ?
11 Podestà.
Ah , che dici ! Son perduto.
Come far?
Qui, qui sedete. ( conducendolo
S’ei mi scopre... verso la mensa.
Nascondete
Quelle vesti.
Ma se mai . . .
( Oh crudel fatalità !
\ Ah coraggio per pietà !
f Io tremo, pavento:
Che fiero tormento 1
Che barbara sorte!
( Men cruda è la morte
1 II nembo è vicino !
v Tremendo destino,
v. Mi sento gelar! ( Fernando si ravvilup¬
pa nel suo gabbano , e si colloca all ’ angolo più
lontano della tavola. — La Ninetta versa da
bere a suo padre , e lo conforta in segreto.
SCENA VII.
Il Podestà e detti.
Il P. 11 mio piano è preparato
E fallir non potrà
Pria di tutto con destrezza
Le solletico 1’ orgoglio
No non posso. Ohimè non voglio
Deh partite Podestà.
Ciance solite ridicole
Formolario ornai smaccato
Ma frattanto il cor piagato
Un bel si dicendo va.
iC> ATTO
Si Ninetta sola soletta ti troverò.
Quel caro viso brillar d’ un riso io ti farò.
E poi che in estasi di dolce amore
Ti vedrò stendere la mano il core
Rinvigorito, ringaluzzito, ribaldanzito trionferò
Ah tutto in giubilo io già men vò.
Ah mia Ninetta.
SCENA Vili.
Giorgi© e detti.
Gior. Il cancellier Gregorio a voi m5 invia.
Il P. Un Corno ( Uh ! maladetto. )
Gior. Ouesto piego pressante è a voi diretto.
Il P. Ab ah ! — Chi 1 1 t
Gior.
Nix. e Fer.
Il P. Giorgio, dammi una
Vediamo che cos’ è.
SCENv'
1 recato ?
Un birro.
Un birro !
( a parte con is pavento )
sedia —
— Vattene pure. ( Giorgio
parte )
IX.
Il Podestà , Ninetta e Fernando.
( Il Podestà , assiso verso il mezzo della scena , si
leva di tasca un portafoglio , ne toglie le forbici onde
tagliare il sigillo del piego , e poi cerca gli occhiali .
e, non trovandoli , v’ impazientisce di non poter riu¬
scire a leggere . Intanto succede in disparte fra JYin.
e suo padre il seguente dialogo , che viene a suo
tempo interrotto dal Podestà.
Nix. Ah 1 caro padre, udiste? Io tremo! Intanto
Ch’ ei legge, deh ! fuggite.
Fer. E come, o figlia?
Sono senza denari.
Nix. O cielo! cd io
Non ho più nulla.
E bene,
Fer.
Nisr.
Fer.
Niei.
Fer.
Il P.
Nin.
Il P.
Fer.
Nin.
Il P.
Nin.
Fer.
Il P.
Nirr.
PRIMO 17
Prendi questa posata, unico avanzo
Di quanto io possedea. Deh tu procura
Di Tenderla dentr’ oggi, — ma in segreto!...
Là dietro al colle io vidi
Un gran castagno, a cui la lunga etade
Scavato ha il sen.
Me ne sovvengo.
Quivi
Cela il denaro che potrai ritrarne.
Nel folto della selva
Io mi terrò nascosto : e come il cielo
Imbruni, fa che in quel castagno io trovi
Almen questo sussidio.
( Ah ! se tornasse
Quel merciajuolo che pur dianzi...) — O padre,
F’arò di tutto. Andate...
Figlia mia,
Abbracciami.
Ninetta ? ( alzandosi )
( Giusto cielo ! )
Galantuomo , restate. ( a Fern. che faceva per
(Io tremo!) uscire )
( Io gelo ! )
Traetevi in disparte. (piano a suo padre , il
quale toma a sedersi )
Son questi, almen suppongo, i contrassegni
( a parte alla Nin . )
D’ un diserior. * — Fernando par che dica.
(Fernando!..) (volgendo un guardo a suo
Oh reo destino!) padre )
Ma il resto, senza occhiali,
È impossibile a leggere. — Mia cara ,
Fate il piacer, leggete voi.
( Gran Dio ! ( pren¬
dendo il foglio , trascorrendolo , e tremando)
O ni’ uccidi , o mi salva il padre mio ! )
]\F af retto di mandarvi i contrassegni
D’ un mio soldato . . . condannato a morte ,
E fuggito pur or dalle ritorte.
Ei chiamasi . . . a
Win.
Il P.
Fer.
Win.
Il P.
jS ATTO
Il P. Su Oa.
Fer . . . Fer . . . Fernando . . .
( Suggeritemi , o Dei.
Qualche pietoso inganno ! )
jL p ( Oh come il duolo
La rende ancor più bella! )
Win. Ei chiamasi Fernando Vi ... Vinella (guar¬
dando a suo padre , come per indicargli la
bugia eh 5 ella proferisce.
IlP. Continuate.
(Oh Dio! se leggo ancora.
Tutto è perduto. — Età : quarantotti anni ;
Statura : cinque piedi . . . )
E ben, che avete?
Won sapete più leggere ?
( Infelice ! )
E una mano diabolica!
Ah se avessi
Gli occhiali! (in atto di toglierle il foglio , e
cercando nelle sue tasche )
Permettete. — *) Il ciel m’inspira.)
*) ( ritenendo il foglio)
Età : venticinque anni $
Statura: cinque piedi , undici pollici.
Il P. Peccato! — Andate avanti
Capei biondi ,
Occhi neri , ampia fronte , e tondo il viso.
Il P. Cospetto! egli debb’ essere un Narciso. —
E tondo il viso! ... E poi?
Divisa bianca
( guardando di mano in mano a suo padre
per nominar de' colori diversi da quelli di
esso.
Con mostre rosse $ stivaletti gialli .
Se mai costui passasse
Sul vostro territorio , a dirittura
Fatelo imprigionar . . .
Il P. Sarà mia cura. — (facendosi
rendere il foglio dalla Nin ., e riponendolo in tasca.
Nin.
Fer.
Il P
3N irv.
Il 1»
Nm.
Il P.
Per.
Il P.
Nin.
Il P.
PRIMO 19
\ediam se mai per caso ... • — Olà, buon uomo?
( Ohimè ! )
Signore. {fìngendo di risvegliarsi)
Alzatevi : —
Cavatevi il cappello.
( Io muojo ! )
Ah ah! ( ridendo )
Venticinqu’ anni ; è vero? *) capei biondi,
*) {alla Nin .)
Occhi neri, ampia fronte, e tondo il viso.
No, no, sì vago Adon qui non ravviso
( Respiro )
Mia cara ! {prendendo per mano la Nin.
Signora . . . ( alla Nin. in atto di voler
dirle qualche cosa )
Partite. {a Fer. con severi ta )
Buon uomo! ( a Fer. con tenerezza )
Capite ? ( a Fer. )
Uscite di qua. {Fer. esce , ma sta in
agguato dietro ad un pilastro della porta ;
la Nin. lo accompagna collo sguardo.
NLN.eFfiR/ (Oh Nume benefico
Che il giusto difendi,
Propizio ti rendi;
Soccorso , pietà ! )
Il P. ] (L'istante è propizio!
Amore, discendi;
Se il core le accendi ,
Che gioja sarà ! )
Siamo soli : *) Amor seconda
*) {dopo aver veduto uscire Fer.
Le mie fiamme , i voti miei :
Ah ! se barbara non sei ,
Fammi a parte del tuo cor.
Nin. Benché sola, vi potrei
Far gelare di spavento :
Traditori per voi non sento
Che disprezzo e rabbia e orror.
2,0
Il P.
Nin.
e
Fer.
Il P.
e
Fer.
Il P.
Fer.
Il P.
Fer.
NiK.
Il P.
Fer.
Sin.
Il P.
Nin.
Fer.
Il P.
Nin.
Fer.
Il P.
Nin.
Il P.
Fer.
e Win.
ATTO
(Ab mi bolle nelle vene [Fer. è rientrato
Il furore e la vendei ta ! nel coì tile)
Freme il nembo , e la saetta
Già comincia a balenar. )
(Ma frenarsi qui conviene;
Colle buone vo’ tentar. )
( Ma frenarsi qui conviene :
Ef?* sol mi fa tremar.) (Fano accenando
a la figlia e F altra il padre )
Via, deponi quel rigore;
Tieni meco, e lascia far.
"Vituperio! Disonore! (avanzandosi con ini-
Abbastanza ho tollerato peto)
Uom maturo , e magistrato,
Vi dovreste vergognar.
Ah per Bacco !... ( contro a Fer.)
Rispettate (alPod.)
Il pudore e 1’ innocenza.
Caro padre, oh Dio! prudenza.
( a parte a F er. )
Temerario!
Non gridate.
Ci volete rovinar !
Vieni meco
Sciagurato !
( a Fer. )
( con impeto )
(a parte a Fer.)
(alla Nin. )
( respingendolo)
Rispettate P innocenza. ( al Pod. )
Cos’ è questa impertinenza ? ( a Fer. )
Ah partite ! ( a parte a Fer.)
Sì , t’ intendo ! (a parte alla
Nin ., e poi si ritira lentamente)
Brutto vecchio , se più tardi ... —
E tu senti, (alla Nin. in atto di prenderla
per mano )
Mostro orrendo! (respingendolo)
Trema, ingrata! Presto o tardi
Te la voglio far pagar.
(Infelice! tu mi guardi,
E ti debbo, oh Dio! lasciar.)
21
a o
PRIMO
( Non so quel che farei ;
Smanio, deliro e fremo.
A questo passo estremo
Mi sento il cor scoppiar. )
( Intanto che esce il Podestà , e che la Win. pro¬
tende le braccia a suo padre , il quale si vede salir
la. collina , la gazza scende sulla tavola , rapisce un
cucchi aj o ^ e se ne vola via . — In questo momento
cala La tela , e si cambia la scena come segue.
SCENA X.
Stanza terrena in casa di Fabrizio :
nel fondo una porta.
Pippo : quindi Maictta che viene dal cortile col cane¬
stro delle posate; e in fine Ssacco.
Pir. O pancia mia, tu devi
Quest* oggi esser contenta} e cibi e vino
io te ne diedi a così larga mano
Che un ministro sembravo, anzi un sultano.
Isac. Stringhe e ferri da calzette, ecc. {dalla strada)
Pip. Vaitene alla malora.
Nin. II merciajuolo! ( entrando )
Come opportuno ei viene! — Isacco, Isacco?
( aprendo la porta, che mette alla strada )
Isac. Son qua, mia cara signorina. {entra.)
Nj\. Pippo,
Mi par che voglia piovere} {con imbarazzo)
E però sarà bene
Di ritirare in casa
JLa gabbia delia gazza — *) Orsù, vorrei **)
*) {Pippo esce ) **) {ad Isacco)
Vender questa posata. ( togliendosi da una
tasca del grembiale la posata datale da suo padre)
Isac. Ed io compro.
Ni.\. Quanto mi date?
Isac. Questi son tre scudi.
Ni.\. Andate, andate }
E non dite a nessun...
Non dubitate. {via)
Isac.
ATTO
22
ATTO XI.
Ninetta, subito Lucia, il Podestà ed il cancelliere
Gregorio ; quindi Fabrizio e Giannetto
finalmente Pippo.
Aiiv. Andiamo tosto a deporre entro il castagno
Questo denaro. Oli se potessi ancora
Rivederti, o mio padrei (fa per uscire)
Lue. A la fraschetta !
In casa, in casa. Se ti colgo ancora...
Air*. Pazienza ! è d’ uopo rih iniziar per ora. )
Lue. Eccovi o miei signori, quel Giannetto (pre¬
sentando suo figlio al P od. ed al Cancella
Che si fé’ tanto onor. (la Lue. si fà recar
dalla Nin. il paniere delle posate , e si
mette a contarle )
Il P. (a Gian.) Me ne rallegro.
Io lessi ne’ giornali.
Più volte il vostro nome; e ben rammento
E la bandiera che di man toglieste
Air inimico, e i due cavalli uccisi
Sotto di voi. Sì giovine , e sì prode...
Già. Degno ancora non son di tanta lode.
Fab. Bravo! — Che ve ne pare? (al P. ed al Cane.)
Lue. E nove, e dieci ,
Ed undici. - Stordita! ecco qui manca (allaNin.)
Ora un un cucchiajo.
pUv. Come ?
Lue. Sì , un cucchiajo.
Conta pure tu stessa. *) - Eh! che ne dite?**)
*) (la Nin. si pone a contar le posate )
**) ( rivolgendosi agli altri )
Oggi mancò un cucchiajo*, l’altro giorno
Si perse una forchetta. Ah questo è troppo !
Il P. E giusto il vostro sdegno :
Qui ci sono de' ladri. Esaminiamo,
Processiamo. — Gregorio.
PRIMO 23
In casa di Messere
Fabrizio Fingradito
E stato oggi rapito...
Già. Rapito, do ; smarrito.
Il P. Zitto ! vuol dir lo stesso. —
Rapito. Avete messo? ( al Cancell .)
Un cucchiajo d‘ argento
Ver uso di mangiar.
Ni;v.Gn./( Che bestia! che giumento! (additi, il V od.)
e Fab. ! Mi sento a rosicar.
Pip. i( Che testa! che talento! (idem)
a6/ Mi fa trasecolar. )
Il P. ì( La rabbia ancor mi sento 5
I Mi voglio vendicar. )
Lue. r( Pentita già mi sento ;
Colui mi fa tremar. ) (idem)
Il P. Di tuo padre quale è il nome? (alla Nin.)
Win. Fernando Yillabella
Il P. Yillabella! Come, come? —
Ora intendo, furfantella :
Quel briccone era tuo padre.
Ma paventa ! le mie squadre
Lo sapranno accalappiar.
Già., Fa b., Lue. e Pip.
Quale enigma !
Il P. Eh ! nulla, nulla.
Questa semplice fanciulla
Ae vuol tutti corbellar.
Win. Più non resisto , oh Dio ! ( si leva dal
grembiale il fazzoletto per asciugarsi le
lagrime , e rovescia in terra il denaro
ricevuto da Isacco )
Lue. Ma che denaro è questo? (con mai'avig.)
Wen. È mio, signora; è mio. ( racco gl. affanni)
Lue. Eh ! tu mentisci.
Il P. Presto,
Scrivete. (al Cariceli. )
Win. # Ye lo giuro ;
E mio, è mio , signora.
24 ATTO
Pip. È suo, ve l’assicuro:
Isacco a lei lo diè.
Il Pod., Lue., Fab. e Gian.
Isacco ! ( con istupore )
Il P. Ed a qual titolo? ( a Vippo )
Pip. Per certe cianciafruscole
Che a lui pur or vendè.
Il P. Per certe cianciafruscole !... ( ironicamente
Cioè ? alla Ninetta )
Ain. Parlar non posso.
Il P. Caduta sei nel fosso.
Già. Tacete. *) — Scopri il vero. **)
*) [con ira al P od. ) **) (con passione
A'in. Aon posso! alla Ninetta)
Già. Deh! rispondi! (insistendo con
Lue. Tu tremi} ti confondi. viva passione )
A in. Io, no, signora}... io spero...
Il P. Inutile speranza !
Rimedio più non v’ è.
a 6
Ain. (Io perdo la costanza}
Che ne sarà di me ! )
Gia.Fab. (Ah questa circostanza
e Lue. Mi porta fuor di me )
Pip. ( Oh fiera circostanza !
Io sono fuor di me. )
Il P. ( Ornai più non t’ avanza
Che di venir con me. ) (con visibile gioia)
Già. Si chiami Isacco. ( con impeto)
Pip. Subito (in atto di partire)
Fab. In piazza il troverai (a Vippo che parte
immediatamente)
a 4
Lue. Fab. Possano tanti guai
e Già. Alfin terminar! (intanto il Vod. esamina
Am. (Oh padre! tu lo sai il processo)
S’ io posso favellar )
Il P.
N in.
Il P.
Nix.
Il P.
Nix.
a 5
Fab.Ltjc.
e Già.
PRIMO
Quel denaro a me porgete (alla Nin.)
(Che pretende? O Numi, ajuto! )
(i consegna il denaro al Vodestà)
All’ Ufficio è devoluto
(si pone in tasca il denaro )
Oh crudel fatalità 1
Ì(La superbia e 1’ ardimento (add. la Nin.)
Ti farò ben io passar
Già vicino è il mio momento
Di godere e trionfar. )
(Padre mio, per te mi sente
Questo core a lacerar f,
' E , per mio maggior tormento ,
I Non ti posso, oh Dio, giovar!)
! (Quel pallor, quel turbamento (idem)
I Mi fa 1’ alma in sen tremar :
Ora spero, ed or pavento^
v Che mai deggio , oh Dio , pensar ! )
SCENA XII.
Pippo con Estsce© e detti.
I sac. Isacco chiamaste. (con umiltà)
II P. Che cosa compraste (ad Isac. additan¬
dogli la Nin. )
Da lei poco fa ?
Isac. Un solo cucchiajo
Con una forchetta.
Già. Ninetta! Ninetta!
Tu dunque sei rea?
f ( Ed io la credea
\ L’ istessa onestà!)
Il P.Fab. j Convinta è la rea \
e Lue. » Più dubbio non v’ ha.
Pip. / Ah s’ io prevedea! . . .
( Ma come si fa ?
Nix. Ov’è la posata? (ad Isac. con risolutezza)
Mostrate; — e vedrete. ( agli altri )
( titubando )
( coll accento della
— • disperazione )
(ciascuno con
diverso affetto )
2r> ATTO
Isac. Che mai mi chiedete ?
Venduta T ho già.
Nw. Destin terribile !
Il P. Ma fate presto, {al Cariceli, dopo aoei'gli
parlato alV orecchio. Il Cane, parte subito )
Già. Ouai cifre y’ erano? {con imp. ad Isac.)
Nm. ( Ancora questo! {colV accento della
Le stesse lettere!... disperazione)
Misera me!
Isac. Eravi un F {dopo aver alquanto pensato)
Ed un V insieme.
Tutti fuorché il Pod. ed Isacco.
IMi sento opprimere }
Non v’ è più speme }
Sorte più barbara ,
Oh Dio, non v*1 è !
JL 1 ' Ulene, benissimo!
| Non y’ è più speme,
r (Tu stessa chiedermi
v Dovrai mercè. )
Già. Ma qual romore !
Tutti , fuorché il Podestà.
La forza armata !
Gia.Fab. i Ah mio signore, {al P od.)
Luc.cPip. | Pietà, pietà!
SCENA XIII.
3 suddetti: alla testa dei soldati ; molti abi¬
tatori del villaggio, e tutti i famigli di fatirizio.
11. P. In prigione costei sia condotta. ( alle guar¬
die ? accennando la Nin. )
Già. Giuro al cielo! fermate, o temete. ..
( opponendosi alle guardie )
Il P. Obbedite.
PRIMO a 7
Ni iv. Gran Dio !
Fab. Lue. Pip. Sospendete ( al Voci. )
Il P. Non lo posso. — I miei cenni adempite.
( alle guardie )
Ni*. Lue. Fab. Pip Isac. e Coro.
Oh destin ! ( le guardie circondano la Nin. )
Già. Questo è troppo ! — Sentite.
( al P od. )
a a
Il P. Sono sordo (Ora è mia ; son contento.
A sei giunto, felice momento 1
Lo spavento piegar la farà. )
Nuv. Mille affetti nel petto mi sento }
Lo spavento gelare mi fa.
Già. Fab. Lue. Pip. e Coro.
Mille furie nel petto mi sento }
I suddetti ed Isacco.
Lo spavento gelare mi fa.
Nuv. Ali Giannetto 1
Già. Mio ben 1 . . . ( i due amanti si
abbmcciano )
Il P. Separateli, (alle guard.)
Nun. Già. Oh crudeli!
Tutti gli altri , fuorché il Podestà.
Che orrore
jL p Legatela (idem)
Già. Far. Lue. e Pip.
Ah signore !... (al V od. supplicando )
1L p. Non più — Strascinatela.
(alle guardie)
Nirv. lo vi lascio ! ( ci Già. Fab. e Lue. )
Già. Fab. Lue. Ninetta !
Il p. Finiamola. ( con impeto)
2,8
ATTO PRIMO
Tutti, fuorché Nm. e il Pon.
!Chi gli vibra un pugnale nel seno !
( ad dittando il Vod.
Vorrei far tutto a brani quel cor.
Ah di me ricordatevi almeno $ ( a Già. Fab.
Compiangete il mio povero cor. e Lue.)
(Ah la gioja mi brilla nel seno!
Più non perdo sì dolce tesor. ( add . Nin.)
( Il Pod. ed il Cane, escono colle guardie , le quali
conducono via la Nin. . attraversando la folla de
contadini. E tutti gli altri formano un quadro di
costernazione , e cala il sipario. )
FINE DELL" ATTO PRIMO.
SCENA PRIMA
Prigione nella Podesteria.
Antonio , subito Ninetta,
Ant. In quell’ orrendo carcere rinchiusa
( additando il carcere di Ninetta )
Geme la poveretta ! Ali chi potila
Del misero suo stato
Non sentire pietà? Cara fanciulla,
Io vo’ cercare almeno
D’alleviare i tuoi strazj. Ehi, mia signora...
Ant. dice queste ultime parole aprendo la porta
del carcere di Nin , e chiamandola dalla soglia)
Nix. Ahimè! ( didentro )
Ant. Deh ! non temete :
Sono Antonio-, sorgete... ( entrando nel carcere)
Venite qui, venite ( uscendo dal carcere
colla Ninetta per mano )
A respirare, ed a godere almeno
Un po' di luce.
Nuv. Ah quanto vi son grata! —
Conosciete voi Pippo?
Ant. Il servo...
Nin. Appunto.
Se poteste, di grazia ,
Farlo tosto avvertito
Ch’io gli vorrei parlar...
ATTO
Ant. Uhm ! non saprei...
Vedrem... procureremo...
Podestà, podestà tu me 1’ hai fatta.
Le cose questa volta
In regola non vanno. Ah piaccia al cielo !...
( x1’ ode battere alla porta )
SCENA II.
Pappo, e detti.
Pip. Cara amica
Nix. ilo bisogno di te. ( a Pippo )
Art. Poche parole, (a Nili.)
Vedete : io vo frattanto
A far la sentinella. ( via )
Pip. In ciò che posso ,
Quel poco ch? io possiedo,
Volontieri ve 1’ olì'ro.
Nix. ??Ah no: mio Pippo,
( togliendosi frattanto dal collo la croce)
» Abusarmi non voglio
??Del tuo buon cor ! Solo ti chiedo in presto
??Tre scudi, che andrai tosto
?jA portare là dove
wOr ti dirò. ^Questa mia croce in pegno...
??Adagio, adagio. Dove
?j Portar debbo il denaro ?
j^Hai tu presente
”Quel gran castagno che si trova dietro
55 Al viciu colle?
55E che scavato è in modo
^Che un uom vi si potrebbe
5?Quasi quasi appiattar...
55SÌ quello appunto.
»Là dentro ti scongiuro
55DÌ riporre il denaro innanzi sera.
«Dentro il vecchio castagno!... ( maravigliato )
55S1 ; ma che niun ti vegga.
/ O w
Pip.
Nix.
Pip.
Nix.
Pip.
Nix.
Pip.
Nix
Pip.
Ni x
Pip.
Ni:
Pip.
Nix
Pip.
SECONDO
«Siamo intesi. I in atto di
»Ma Pippo? e questa croce ' partire)
«Che ti scordavi
«Io non mi scordo nulla.
«Tenetela vi prego.
55 Se la ricusi, non accetto anch’ io
offerta tua.
»Yi sfido.
5’0ra che so quello che fare io debbo.
«Nessun più mi trattiene.
« È pure un gran piacere il far del bene!
(c. s. trattenendolo )
Deh pensa che domani ,
Oggi fors anco, non sarà più mio
Quest" ornamento !
Ohibò ! non lo credete :
Esser non può ; mel dice il cor. ..tenete.
E ben, per mia memoria
La serberai tu stesso :
Non hai più scuse adesso
Di rifiutarla ancor.
Pegno adorato, ah sempre
Con Pippo tu starai: ( baciando la croce)
Compagno mio sarai
Fin che mi batte il cor.
a 2,
(Mi cadono le lagrime;
3F opprime il suo dolor !
Un’ anima sì tenera
Mi fia presente ognor. )
Nix A mio nome, deh consegua
Questo anello al mio Giannetto.
Pip. Tanta fede, eguale affetto
Ah veduto mai non ho !
Nix Digli insieme che lui solo
Fino all’ultimo sospiro:...
Ma non dirgli che il mio duolo...
Questo core... Ah eh io deliro!
Il mio ben più non vedrò.
32 ATTO
Pip. Per carità, cessate !
Sì sì... non dubitate...
Tutto farò... dirò. (in atto di partire)
Nin. Non t’ obliar ...
Pip. Che dite! (vivamente comm.)
Sapete chi son io.
Nin. Povero Pippo, addio.
a 2
Pip. Addio!... (Se ancor qui resto,
Mi scoppia il seno il cor. )
Nin. 1/ ultimo istante è questo
Che ci vediamo ancor.
Pip. ( Vedo in quegli occhi il pianto \
Ma ve' che piango aneli’ io! )
Nin. ( Yedo in quegli occhi il pianto,
E la cagion son io. )
Pip. e ( Dove si trova, ho Dio !
Niei. Un piu sincero amor?
Addio!... ( Se ancor qui resto ,
Mi scoppia in seno il cor.) (Nin. entra
nella sua carcere , e Vip. se ne parte)
SCENA ìli.
Stanza terrena in casa di Fabrizio»
?
come nell’Atto primo.
Liscia e Les»aìaE2c!©.
Lue. Chi è? — Fernando! oli Dio!
Ver. Mia cara amica ,
Che nessuno ci ascolti! — Ov’ è Ninetta?
Lue. Ninetta!.. Deh fuggite! (piange)
Feb. Ma che vuol dir quel piantò?
Lue. Ah non m’interrogate!
Fek. Voi mi fate gelar !... (Entro il castagno
Ancor non pose... Un nero
Lue.
Fer.
Lue,
Fer.
Lue.
Fer.
«
SECONDO 33
Presentimento... Che pensare?... ) — E bene
Che fa ? Deh rispondete !
Ah se sapeste:
Accusata di furto...
La mia figlia?
Sì , dessa.
Come?... Esser non può. Seguite.
Innanzi al tribunale
Forse in questo momento
È giudicata.
Eterni Dei che sento.
Ah no, non ha più lagrime
Il ciglio inarridito
Manca la speme all’ anima
La pace al cor ferito,
Il Ciel di fosco ammanto
Per me si circondò :
Yalle di amaro pianto
La terra a me tornò.
Del più soave palpito
Balzar sperava il core
Parea placato arridermi
Il fato mentitore ,
Ma 1’ estasi svanita
In preda a rio dolor
Funesta è a me la vita
Senza la figlia ancor. ( partono )
34
ATTO
SCENA IY.
Sala del Tribunale nella Podesteria.
Pretore, Giudici, un Usciere, il Podestà, Gian¬
netto. Fabrizio, Popolo, Gnardie alle porte.
(1 Giudici sono (issisi sui loro sedili , in mezzo ad
essi è il Pretore , innanzi al quale è collocato un ta¬
volino. — Il Podestà , presente alla sessione ,
una sedia a parte . - — Da
spettatore* fra cui si distinguono Giannetto e Fabri¬
zio — AlV alzarsi della tenda , vede l Usciere che
va raccogliendo i voti nelV urna. Una musica tetra
annunzia questo terribile momento. L Uscieie rac¬
colti ivoti , consegna V urna al Pretore , 1/ fro¬
dato che tutte le palle sono nere , esclama :
Pret. A pieni voti è condannata.
Già. Oh cielo,
E tu lo soffri ?
Pret. Zitto!
Fab# Abbi prudenza !
Pret. Venga la rea. — *) Stendete la sentenza. ftó)
*) ( alV Usciere , c/*e parte subito)
**) (ad uno dei giudici)
Pret. e Gied. Tremale, o popoli,
A tale esempio!
Questo è di Temide
L’ augusto tempio :
Diva terribile,
Inesorabile ,
Che in lance pondera
L’ umano oprar :
SECONDO
Il giusto libera ,
Protegge e vendica:.
Ma sempre il fulmine
Sovra il colpevole
Giugne a scagliar.
SCENA Y.
Ninetta e detti.
( Ninetta entra accompagnata da alcune guardie
che subito si ritirano , è preceduta dalV Usciere il
quale le indica il luogo ov* ella debbe fermarsi)
Pret. Infelice donzella,
Ornai piu non vi resta
Che sperare nel ciel. — Signor, porgete,
( facendosi dare la sentenza
dal giudice che V ha stesa)
Considerando che la nominata
Ninetta Villàbeìla è rea convinta
Di domestico furto $ a pieni voti ,
Ed a tenor delle vigenti leggi ,
Il regio Tribunale
La condanna alla pena capitale.
Tutti , fuorché il Pretore ed i Giudici.
Ahi qual colpo !... Già d intorno
Ulular la morte ascolto:
in ocni
Già dipinto voll°
Miro il duolo ed il terror !
Già. Aspettate *, sospendete :
Voi punite un’innocente:,
Un arcano, ah non sapete!
La meschina chiude in cor.
(ai Giud.)
36 ATTO
Tutti, eccetto il Pretore ed i Giudici.
Un arcano !
Il Pret. ed i Giud. E ben parlate. [alla Nin.)
Win. Rispettate il mio silenzio.
Già. Ah Ninetta!
Far. e Pip. Palesate.
a 4
Nin. Non crescete il mio dolor.
Il P. ( Maledico il mio furor. )
Già. Far. Mi si spezza a brani il cor !
Il Pretore e i Giud.
Ella tace : e ben sia tratta
Al supplizio. {alle guardie)
S€ENA VI.
Vernando che entra impetuosamente, e detti.
F'er. Ah no ! fermate
Nin. Voi qui Padre !
Già. Far. il Pod. Chi vegg’io?
Fer. Vengo a voi col sangue mio {ai Giudici)
La mia figlia a liberar.
a 4
Nin. ( Infelice ! Possa il cielo
I suoi giorni almen serbar !
Fer. I miei sforzi ed il mio zelo
Possa il cielo coronar !
Già. e Oli coraggio! Possa il cielo
Far. Tanto zelo secondar!
Il P. Signori } è quello, è quello ( alzatosi )
II disertor che preme
Ecco gl’ indizi, — e insieme
SECONDO 3;
Yi troverete F ordine
Di farlo imprigionar. ( consegna al Pret.
un foglio )
Il Pretore ed i Giud.
Guardie.
Nin. Già. Fab. Gran Dio !
Il Pret. ed i Giud. Fermatelo. ( le guardie
circondano Fer . )
Nin. Già. Fab. Oh cielo! e fia pur vero?
Fer. Son vostro prigioniero ;
Il capo mio troncate ;
JVIa il sangue risparmiate
D’ un’ innocente vittima
Che non si sa scolpar.
Il Pretore ed i Giud.
La sentenza è pronunziata;
Più nessun la può cambiar.
Fer. Ma dunque?...
Il Pret. ed i Giud. L’ uno in carcere.
E 1’ altro sul patibolo.
La legge è innalterabile ;
Il reo perir dovrà.
Fer. Nin. Già. Fab. il Pod.
Che abisso di pene!
Mi perdo, deliro.
Più fiero martiro
L’ Averno non ha
Un padre , una figlia
Tra’ ceppi, alla scure !
A tante sciagure
Chi mai reggerà!
Il Pret. ed i Giud.
Guardie , olà.
Fab. e Gu. Più non poss' i0
Tollerar...
38 ATTO
I sudd. Fer. ed il P, Son fuor di mel
Che faceste, padre mio!
Per voi solo io vado a morte;
E voi stesso alle ritorte
Yolontario offrite il piè.
Fer. Che dicesti ?
Fer. Già. Far. Parla*, spiegati,
Il Pret. ed i Giud.
\ria, si tronchi ogni dimora }
Alla carcere, al supplizio.
Pfiiv. Ah mio padre., in pria eh’ io mora !...
(in atto di volere da lui un amplesso)
Fer. Figlia ! — Barbari . lasciatemi ( alle
guardie che lo trattengono )
Jl Pret. ed i Giud.
Eseguite. ( alle guardie le quali Janno
subito per Strascinar via Nin.e Fern.)
Fer. e Nin. Oh Dio, soccorso !
Già. e Far. Ah Ninetta !
II Pod. ( Qual simorso )
Nuv. Mio Giannetto! mio Fabbrizio!
Il Pret. ed i Giud.
Alla carcere^ al supplizio (alle guardie)
Tutti, fuorché il Pret. ed i Giud.
Ah neppur 1’ estremo amplesso!
Questa è troppa crudeltà.
Sino il pianto è negato al mio ciglio \
Entro il seno s’ arresta il sospir.
Dio possente, mercede, consiglio;
Tu nr aita il mio fato a soffrir.
Il Pret. i Giud. ed il Pod.
( Ali già il pianto mi spunta sul ciglio!
Tanto strazio mi fa impietosir.
SECONDO 39
Ma la legge non ode consiglio ^
Noi dobbiamo alla lecere ubbidir. )
{ Le guardie dalV una parte conducono Fer. alla
carcere ; dalV altra la Win. al luogo del supplizio.
Il Pret i Giud. ed il P od. si ritirano. Tutti gli altri
partono costernati. )
SCENA. VII.
Villaggio. Alla destra dello spettatore si vede il
campanile ed una parte della chiesa: verso la cima
del campanile sporge in fuori un piccolo ponte ad uso
di far delle riparazioni — Alla sinistra è collocata la
porta maggiore della Podesteria. Alla destra, si vede
una piccola porta, che è quella dell’orto della casa
di Fabrizio.
Pippo; quindi Giorgio, e in fine intoBiio.
; 4 *
Pip. Ora che nel castagno
Ho riposto il denaro, veder bramo
Quanto mi avanza ancor. — *) Sono più ricco
) {siede sooj a una panchina di sasso pi'esso
l 01 to di Fab. , e conta il suo denaro )
Di quel che mi credea... Ah questa lira
Nuova di zecca, me la diè Ninetta
TJn ceito gioì no \)... dunque a parte: insieme
Tu starai colla croce. *) — Ah brutta diavola.
*) {mette a parte la lira , e in questo mo¬
mento compare la gazza sala porta delV orto )
Che fai lì ? Se ti colgo . . .
Gior. Con chi 1’ hai ?
Pip. Con quella gazza infame *) - Oh! ecco Antonio.
*) ( alzandosi )
E ben che nuove abbiamo ? ( ad Ant. )
E la Ninetta?...
4o ATTO
Ant. Ahimè ! tulio è finito.
Pip. Podestà scellerato! (qui, la gazza discende
sulla panchina } rapisce la lira messa in di¬
sparte , e se ne vola sul campanile)
Giob. Oh guarda , guarda.
( adittandogli la gazza )
Pip. Briccona ! E giustamente
Rubarmi la moneta
Che tanto mi premeva. Ah birba , birba !
Eccola là sul ponte. Oh se potessi
Arrampicarmi , forse
Troverei la mia lira. Vo’ provarmi
Ant. Andiamo insieme
Pip. Gazzaccia maledetta ! ( Pip, e
Ant. corrono via )
Gior. Ah ahà, non correr tanto, che ti aspetta.
SCENA Vili.
Ninetta in mezzo alle guardie discende dalla gradinata
della Podesteria,, e s* avvia lentamente verso la contrada
che gira dietro alla chiesa : essa è preceduta e seguita
dagli abitatori del villaggio.
Coro Infelice 9 sventurata ,
Ti rassegna alla tua sorte :
No , crudel non è la morte
Quando è termine al mari ir.
Nin. Deh tu reggi in tal momento ( soffermandosi
davanti alla chieda)
Il mio cor , pietoso Iddio !
Deh proteggi il padre mio ,
E ti basti il mio morir !
Or guidatemi alla morte. ( alle guardie
Si finisca di soffrir.
SECONDO
Coro e Giorgio,
4*
Ah farebbe la sua sorte
Anche un sasso intenerir !
( La Ninetta prosegue il suo cammino , seguitata
dal popolo ? e ben tosto si toglie agli sguardi
degli spettatori — Terminata la funebre mar¬
cia , Giorgio attraversa la scena lentamente e
costernato ).
SCENA IX.
Giorgio^ Pippo1 ed Antonio nel campanile; e poscia
Giannetto, Fabrizio, Fucia ; e diversi famigli.
Pip. Giorgio, Giorgio? Oh me felice! (sul ponte
del campanile , tirando a se qualche cosa
da un buco in cui egli aveva intruso il
braccio. Intanto la gazza è volata via)
Gior. E così 9 che cosa è stato ?
Pip. Tutto, tutto ho ritrovato:
Guarda \ guarda \ *) avvisa , grida. —
*) ( mostrandogli la posata)
Att. Non lasciamola ammazzar!
Gior. Sei tu pazzo?
Ant. e Pip. Olà, fermate: ( vedendo da
lungi il convoglio , e gridando a tutta voce )
Dove andate? cosa fate?
Non mi vogliono ascoltar ?
Pip. Inumani, andrò ben io... ( Pip. e Ant.
m rientrano nel campanile )
(iiOR. H compiango, amico mio:
11 cervello se n^ è andato. ( Pip. e Ant.
suonano una campana a tutta forza )
yme Iracasso indiavolato !
)h che pazzo da le^rar !
4* atto
Già. Che vuol dir? ( uscendo precipito sameate
dalV orto )
Far e Lue. Che cosa avvenne? {idem, e
dietro loro alcuni famigli )
Ant.cPip. Innocente è la Ninetta. ( ricomparendo sul
ponte )
Tutti fuorché Pippo e àrtovio
Innocente !
ànt e Pip. Innocentissima.
Pii». 11 cucchiajo , la forchetta ,
La mia lira , è tutto qua.
Art. Quella gazza maledetta
Fu la ladra.
Già. Fa b. Lue. Gior. Giusto cielo !
Gli stessi col Cono.
Caso eguale non si dà.
Pii». Padrona, spiegate
Il vostro grembiale. ( Pippo getta . giù la
posata nel grembiale di Lue. )
FAB.eGu. È <less° ; mirate; (uno prende subita-
a
mente la forchetta , e V altro il cucchiajo
che mostrano alla Lue. )
1 suddetti e Coro.
11 colpo fatale
Corriamo a impedir.
Lue. Gior. Pip. Art.
Il colpo fatale
Correte a impedir.. ( Fah . e Già. colla
posata , corrono aia , e dietro ad essi i fam igli
Pippo e Antonio rientrano nel campanile , e
suonano di nuovo a martell o )
SECONDO
43
SCENA X.
Il Pod. e suddetti, fuorché Giannetto e ffalferizio.
Il P. Che scampanare è questo !
Che cosa è mai successo ?
Lue. Del mio piacer 1’ eccesso ( correndogli in -
Non vi saprei spiegar. contro )
Il P. Io non capisco niente.
Lue. La povera Ninetta
Pur troppo era innocente —
Ah cari amici miei ( a Gior. ed al P od.)
Andiamola a incontrar.
Gioì;. Andiamola a incontrar.
Il P. Mi sembra di sognar ( mentre la Lue. con
Gior. fanno ptr incamminarsi , s* ode il
popolo che grida )
Cono \ iva 9 viva la Ninetta ,
La sua fede, il suo candor.
Pip. Viene , viene.
SCENA XI. ED ULTIMA
I suddetti, Ninetta. ffaiirizio, Giannetto. Abitanti,
Guardie; Pippo, Antonio, poscia Ernesto con ferii.
( L(lm N inetta è assisa sopra un coito , adoniaio al-
* lnJretta di rami di fiori „ e tirato da alcuni con¬
tadini), J
% Figlia mia! ( corr . incontro a Nin.
L rilasci la Ninetta { leggendo ciò che sta
scritto in una carta clF egli cons. al Pod.
Vue$ta ® roano del Pretor.
^ 44 ATTO
Fab. Già. Quanto meno il cor l’aspetta,
e Lue. Sembra al giubilo maggior.
Il Pod. (Quanto costa una vendetta
Di rimorsi ho pieno il cor. )
Gior.Pip. Viva , viva la Ninetta ,
Ant. Cor. La sua fede , il suo candor. ( Vip. e Ant.
Niv. Queste grida di letizia discendo dal camp.)
Danno tregua al mio tormento :
Ma il mio cor non è contento 5
Ma con voi , miei lidi amici ,
No, gioir non posso ancor!
Già. Fab. Mia Ninetta, che mai dici?
e Lue. E’ svanito ogni timor.
Nu\. No no !.. . Dov’ è mio padre? . . .
Nessun risponde: oh Dio!
Vive ? che fa ?
Fer. Cor mio, ( comparendo improvo .
Sì, vive, e a te sen vola-, accomp. da Ern.)
Sempre con te sarà: (abbracc. la fi dia)
Nm. Ah padre ! Or sì che obblìo
Tutti i passati guai :
Ah che perfetta è ornai
La mia felicità !
Tutti gli altri , fuorché il Podestà.
Ah chi provato ha mai
Egual felicità !
Il P. Ma in che modo fu costui ( accennando Fer . )
Dal suo career liberato?
Fer. Per un ordine firmato
Dal Monarca mio signor. ( Ernesto ne fa
testimonianza co ’ suoi cenni )
Tutt gli altri , fuorché il Coro e il Pod.
Viva il Principe adorato
Che sol regna coll’ amor !
Il P. ( Son confuso , strabiliato ,
Di me stesso sento orror )
Coro E’ confuso, strabiliato, ( additando ilVod.)
E già cambia di color.
IV IN.
PlP.
Lue.
Lue.
Fab.
Gu. e
Nin.
Il P.
SECONDO 45
E il buon Pippo? non lo vedo.
Cara amica , sono ciua ( cicco?' ren do
verso la Win . , la quale gli fa grande ac¬
coglienza $ dietro ad esso viene Ant . )
Mia Ninetta., ecco il tuo sposo ^ ( unendo la
mano di Win . con quella di Già.)
Fer., Già. e Nuv.
Oh momento avventuroso!
Ma perdona alla Lucia ! (Nin. e Gian.
Brava., brava, moglie mia ! V abbracc.)
A mio ben, fra tanto giubilo
Sento il cor dal sen balzar.
Tutti gli altri fuorché il Fod.
Una scena così tenera
Fa di gioja lagrimar.
( Una scena così tenera
Mi costringe a lagrimar. )
Gian., Nin., Fer. e Pippo.
Che dalla gioja oppresso
Non spiri in petto il core
La provo nell’ eccesso
Di tal felicità.
FINE.
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1! Vestiario è di proprietà
Del Sic/. Dietro Uova gli a e Comp .
Le Scene sono nuove
dipinte dal Sig. Giovanni Ferver i
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